"Nuta da Farra di Mel" 2012..

 

Il 12 Aprile 2012 è stato presentato il film documentario sulla vita di Benvenuta Susana da Farra di Mel
La serata si è svolta a Farra presso le ex scuole ed è stata patrocinata dal CRAL Farrese.

L'introduzione è stata curata da Mario Darù che ha provveduto a presentare gli ospiti della serata:
Angelo Comel (autore del libro), Mario Cugnach (da Farra di Mel) e Agostino De Gasperin (da Soranzen).
Il clou della serata è stato la proiezione del film al quale è seguito il racconto di alcuni aneddoti sulle vite di Benvenuta, Angelo, Mario, Agostino. La sala era gremita e nonostante siano stati aggiunti dei posti a sedere in molti sono dovuti restare in piedi o nel corridoio. Erano presenti persone da varie zone del bellunese (prevalentemente da Farra e Carve) e alcune persone residenti all'estero (emigranti o figli di emigranti).
La serata è terminata in bellezza con un rinfresco. Nuta è stata ancora una volta occasione di incontro.

E' spontaneo per chi non conosce la storia di Nuta (BenveNUTA) domandarsi cosa abbia fatto questa donna per essere ricordata in un libro e la cui storia è diventata un documentario che sta facendo incetta di riconoscimenti in Belgio.

I più superficiali diranno che si tratta della solita storia di emigrazione, chi avrà la bontà di leggere questa pagina potrà constatare invece che si tratta di una bellissima storia d'amore sbocciata in mezzo a mille difficoltà e privazioni, nella quale i protagonisti riconquistano la libertà perduta e oltre a coronare il loro sogno riescono a migliorare la vita dei molti bellunesi ai quali hanno offerto una possibilità di lavoro e aiuto nell'inserirsi in un paese straniero per molti divenuto a tutti gli effetti una seconda patria.
.

L'autore del libro: ANGELO COMEL:
Angelo Comel nasce a Carve nel 1944 e all'età di 2 anni emigra assieme al fratello Santo e
ai genitori Giovanni e Luigia con destinazione HUY (Belgio) nella regione della Vallonia.
Grazie ai contratti di lavoro inviati a Mel da Nuta sono potute emigrare in Belgio molte famiglie bellunesi fra le quali quella di Angelo. Le persone fra le quali Giovanni venivano occupate nei laminatoi della Delloye-Matthyeu un importante complesso siderurgico specializzato nella produzione di lamiere in acciaio a Marchin.
Il libro "Susane de Jeneffe en Condroz" è una raccolta di interviste a Benvenuta ed è stato presentato la prima volta ad Huy il 30/04/2004 in lingua francese; è stato successivamente tradotto in italiano e presentato a Mel nel Dicembre 2006 in occasione del 60° anniversario
dei trattati Belgio/Italia e del 50° anniversario della tragedia di Marcinelle (eventi promossi
da CRAL Farrese e associazione Carve Viva).
Angelo dopo aver lavorato in una importante azienda per la quale ha girato il mondo e imparato diverse lingue è oggi impegnato in molteplici attività che vanno dallo sport (presidente e cintura nera del club di Judo), alla pittura (dipinge ad olio ed ha diverse esposizioni all'attivo), ai lavori della campagna passando per la letteratura; è autore infatti di un secondo libro dal titolo "il destino di G.I. Moirano" che narra la storia di un soldato USA figlio di italiani emigrati a Chicago.
Sergio Moirano si trova appena ventenne coinvolto dapprima nello sbarco in Normandia del 6 Giugno 1944, poi nella battaglia delle Ardenne nel Dicembre 1944. Con le truppe americane giunge a Marchin nel Febbraio 1945 dove si innamora di una ragazza con la quale torna in America nel 1947.

 

Dal libro al film (cortometraggio):
Il documentario è un cortometraggio (dura 25 minuti) realizzato dal regista belga Sylvain Massuyr e trae spunto dall'omonimo libro scritto da Angelo Comel sulla vita di Benvenuta Susana conosciuta in Belgio come "Susane de Jeneffe en Condroz".
Il film è stato realizzato grazie all'UDT (Universitè du temps disponible) di Huy.

Le riprese sono state effettuate la scorsa estate in alcune località del comune di Mel nei luoghi dove Nuta ha vissuto. Le immagini sono integrate da una voce narrante e dalle interviste ad alcuni ex emigranti che l'hanno conosciuta fra i quali Mario Cugnach e Agostino De Gasperin (ospiti nella serata del 12 aprile).

Il film ha partecipato ad alcuni concorsi ottenendo eccellenti riconoscimenti:
3° classificato al concorso annuale del Cineclub di Huy (Febbraio 2012);
2° classificato al concorso Provinciale di Liegi (Marzo 2012);
1° classificato al concorso Nazionale di Binche (Aprile 2012).
Davvero complimenti a tutti per il lavoro svolto e per gli ottimi risultati conseguiti.

Il film è un omaggio a una persona speciale ponte ideale per un centinaio di famiglie che in Belgio hanno trovato condizioni di vita migliori e sono riuscite ad emergere dalla condizione di bisogno del dopoguerra
e vuole essere un messaggio forte per i giovani affinché rimangano vigili e non dimentichino che la libertà
va conquistata e mantenuta a tutti i costi poichè è sbagliato credere che sia acquisita per sempre.

 

Realisation: Sylvain Massuyr Musiques libres dedroits:
La Source; Alphonse Hasselmanns; Time to reflect; Steven John; Romance d’amour; Anonymous;
Piano Sonate n°14; Van Beethoven.
Production: U.T.D. Huy Renée Daudrebande
Texte: Myriam Rennoir Voce: Angelo Comel
Adapté du roman: d ’Angelo Comel "Susane de Jeneffe en Condroz"
Remerciements ITALIE:
Stefano Cesa Sindaco di Mel; la direction, les institutrices el les eleves de l’ecole de Carve di Mel; Comiotto Ado (Carve Viva), Madio Darù, Micheline Buchler, Fiorenzo Da Canal, Celestina Sitta, Mario Cugnach, Geppo Zelant, Fiorenza Pedol, Paola Biz, Eugenio Comel, Valentino De Barba, Nello Venturin, Antonella, Stella et Silvia
Remerciements BELGIQUE:
Luc Gerard, André Degros, André Beaujean, Angelo De Bastiani, Benjamin Heylen musee du souvenirs 40-45, L’amicale des Forces Alliées, Musèe du Camp d’Elsenborn, Musèe de la ligne, Famille Comel et la
Famille Massuyr

 

La storia di Benvenuta Susana (Susane de Jeneffe en Condroz):
Cominciamo dal nome... una persona, tre modi per chiamarla (Benvenuta, Nuta, Susane) e due modi per definire la sua provenienza: "Nuta da Farra di Mel" e "Susane de Jeneffe".
Il nome registrato all'anagrafe è senza dubbio Benvenuta Susana, mentre Nuta è il nomignolo che le era stato affibbiato fin da piccola e Farra è ovviamente il paese di origine.
Susane è il nome con cui verrà conosciuta da Joseph (suo futuro marito) ed è senza dubbio una errata interpretazione del suo cognome (Susana).
Si tenga presente che all'epoca del loro incontro ciascuno parlava solo la propria lingua e in Francese Susana assomiglia molto al nome Susane. Jeneffe è infine il paese in cui abitava in Belgio.

Ecco quindi che Benvenuta è conosciuta in Italia come "Nuta da Farra di Mel" mentre in Belgio è identificata come "Susane de Jeneffe", tutto sommato due modi per dire la stessa cosa.

 

1919-1929 Farra/Signa:
Benvenuta nasce a Farra di Mel nel 1919. Nella casa di Farra vive la sua infanzia e riesce a frequentare la scuola fino alla 3^ elementare.
All'età di 10 anni deve andare a lavorare in montagna nella casera di Signa dove accudisce le mucche, prepara burro, formaggio, ricotta e poi via al pascolo con gli animali.

 

1930-1940 a servizio a Napoli:
All'età di 11 anni viene mandata a Napoli a servire presso una famiglia ricca.
Il lavoro, distribuito fra tutte le serve della casa, iniziava alle 5 per servire la colazione ai signori, dopodichè pulizia dappertutto fino a tarda sera. Per ripagare il biglietto del treno da Busche a Napoli dovette lavorare parecchi mesi gratis. Grande era la nostalgia per i bei momenti passati nella casera in Signa.
Nuta ha lavorato a Napoli per 9 anni continuando tutti i  mesi a spedire lo stipendio alla famiglia.
Negli ultimi 3 anni ha prestato servizio presso un’altra famiglia dove lavorava con la sorella e dove ha conosciuto Luigia Monestier di Carve (futura madre di Angelo Comel).

 

1941 rientro a Farra e 1° soggiorno in Germania:
A 22 anni ritorna finalmente a Farra dove apprende meravigliata che la maggior parte dei paesani fanno parte del partito fascista. Le camicie nere incoraggiavano le famiglie a partecipare allo sviluppo del paese e promuovevano gli scambi sull'asse Roma-Berlino; è così che Nuta va a lavorare in Germania.
"E’ un onore per te, sei fortunata..." dicevano quelli del partito.
Il suo 1° viaggio è stato abbastanza piacevole e dopo un soggiorno di 6 mesi è rientrata per trascorrere il Natale in famiglia; sarebbe stato l’ultimo a Farra per molti anni.

 

1942 il 2° soggiorno in Germania:
La seconda esperienza fu completamente diversa: il viaggio avvenne in un vagone per il bestiame, faceva molto freddo e c’era neve ovunque. Il caposquadra minimizzava i disagi e la mancanza di cibo esortando a dimostrarsi forti di fronte ai tedeschi. Arrivati a Eristdorf vicino al confine con la Polonia, hanno ricevuto il benvenuto della popolazione e sono stati messi a dormire in una stalla.

Il mattino seguente, svegliati da una campana hanno saputo dai padroni che avrebbero dovuto lavorare in una fattoria della grande Germania in cambio di 2 pasti al giorno.
Per la colazione bisognava arrangiarsi e conservare parte del cibo della cena per il mattino seguente.
Il lavoro consisteva nell'accudire immensi campi di barbabietole di cui non si vedeva la fine. Ogni giorno era uguale al successivo: alzarsi presto, mangiare poco, lavorare duramente in ginocchio nel fango e al freddo perchè i vestiti erano di tela.

Nuta e i suoi compagni lavoravano in campagna o nei boschi, la cucina invece era gestita da prigionieri di guerra russi, il menù era fisso: minestra di verdure con 3-4 patate lesse. I primi vestiti da lavoro furono offerti dall’ambasciata d’Italia mentre i successivi vennero pagati dai lavoratori con il loro magro stipendio.
In Germania Nuta ha lavorato per pagarsi i vestiti senza mai vedere un soldo e controllata a vista da 2 capi.
Non esistevano ore o giorni liberi, c'erano solo la campana e il fischietto dei capi, ma i prigionieri di guerra erano trattati peggio perché ricevevano un solo pasto al giorno e spesso si mangiavano carote, ravi crudi oppure foglie di verze e barbabietole.

 

1943 da "ospite" a prigioniera:
Nell’estate del 1943 in uno dei rari momenti di contatto con i prigionieri Nuta ebbe l'occasione di caricare un carro di fieno assieme al prigioniero belga di nome Joseph che si occupava del cavallo da tiro (chiamato affettuosamente Bidè). E' in questo frangente che Nuta è diventata Susane.
Susane e Joseph si innamorarono e iniziarono una serie di incontri segreti durante i quali vennero però malauguratamente scoperti. Nuta fu portata a Berlino e costretta a giurare dinanzi all’ambasciatore italiano che non avrebbe pià frequentato Joseph. A seguito della resa italiana agli alleati, dall'8 Settembre 1943 anche Nuta e i suoi compagni diventarono prigionieri di guerra ma di fatto la loro condizione di vita non cambiò poi molto in quanto erano sempre stati trattati da prigionieri.

 

1944 in fuga verso la libertà:
Nel 1944 i russi avanzavano dalla Polonia mentre gli anglo/americani puntavano la Germania passando attraverso Francia e Italia. I prigionieri di guerra furono trasferiti a un altro campo, dopo qualche settimana la stessa sorte toccò a Nuta, sicchè i due si separarono. Per 3 mesi Nuta marciò a piedi al ritmo di 10 ore al giorno, fortunatamente durante gli spostamenti conobbe un certo Maurice di Bruxelles. Maurice parlando la lingua tedesca riuscì a sapere in che luogo era stato trasferito Joseph e a ricongiungere la colonna di Nuta con quella di Joseph. Dal ricongiungimento i due marciarono sempre insieme sotto il controllo delle sentinelle ma sotto il fuoco degli aerei russi che attaccavano le colonne in movimento.
Nuta e Joseph riuscirono a scappare e cercarono di dirigersi a ovest ma furono ripresi per ben 3 volte.
Nel 4° tentativo che fu quello buono scapparono assieme a Gustave di Havelonge e Gilles di Bastoigne.

 

1945 la resa tedesca e la ritrovata libertà:
Nel Maggio 1945 arrivati a Norimberga appresero la notizia della resa dei tedeschi, della conseguente fine della guerra e della possibilità di rientrare in patria, ma Nuta era priva di documenti e soprattutto doveva decidere se tornare a Farra o seguire Joseph in Belgio.
Grazie agli alleati Nuta riuscì a raggiungere Bruxelles poi seguendo le indicazioni avute dalla Croce Rossa viaggiò da sola prima in tram, poi in treno chiedendo informazioni pur non sapendo il francese e con la paura di dire che era italiana in quanto l’Italia aveva collaborato con i tedeschi. Giunta ad Havlonge su un camion militare venne aiutata dal parroco del paese che la fece infine arrivare a Jeneffe (il paese di Joseph).
Nuta arrivò a Jeneffe il pomeriggio del 5 Giugno 1945 dove fu accolta dai famigliari di Joseph che sarebbe arrivato qualche giorno dopo da Bruxelles in seguito al rimpatrio delle truppe belghe.

 

1945-1946 l'inizio di una nuova vita:
La vita ricominciò e con essa il lavoro che Joseph faceva nel laminatoio "Delloye-Matthyeu" di Marchin mentre Nuta si occupava della casa. Nuta scrisse una lunga lettera per dare notizie di sé, spiegare gli avvenimenti e dire che subito dopo essersi sposata sarebbe tornata a Farra per presentare suo marito.
Non fu semplice ottenere i documenti di identità nè convincere il parroco, ciò nonostante si sposarono il 24 Novembre 1945. Un anno dopo decisero di tornare in Italia, oltre al lungo viaggio, ad ogni frontiera c’erano problemi a causa dei documenti di Nuta. Arrivati a Farra furono accolti fra le lacrime, ciò nonostante la madre non credeva che Nuta fosse sposata e si convinse solo dopo che il parroco di Carve Don Elio Pasquetti confermò la regolarità del matrimonio.

In quei giorni, al mercato di Mel, Nuta rivide Luigia Monestier l’amica di Carve conosciuta quando lavorava a Napoli e le parlò delle molteplici opportunità di lavoro che offriva il Belgio mentre in Italia la vita era durissima.
Giovanni il marito di Luigia trovò lavoro nella stessa fabbrica di Joseph la "Delloye-Matthyeu" un importante complesso siderurgico specializzato nella produzione di lamiere in acciaio a Marchin.

Per gli emigranti le difficoltà erano all'ordine del giorno, dalla lingua alle diverse abitudini, dal problema di trovare alloggio alla necessità di mandare i figli a scuola, ma Nuta e Joseph erano un punto di riferimento e una sicurezza per tutti.
Molti bellunesi si affidarono a Nuta e Joseph ed è così che ebbe inizio l’emigrazione verso Marchin.

 

1976-2003 Rientro a Farra e ritorno a Jeneffe:
Nel 1976 muore Joseph e dal 1980 Nuta torna a vivere a Farra di Mel. Giunta in Italia scopre che in Comune risultava essere ancora nubile nonostante fosse sposata da 31 anni e soprattutto che non aveva diritto ad alcun risarcimento per la prigionia in Germania in quanto risultava essere partita come lavoratrice volontaria.
Nel 2000 all'età di 81 anni Benvenuta ritorna in Belgio dove vivono i suoi figli.
Nel 2003 all'età di 84 anni Nuta si riconge a Joseph...



Informazioni e immagini tratte dal film documentario "Nuta da Farra di Mel" di Sylvain Massuyr ©.
Prodotto dall'U.T.D. (Universitè du temps disponible) di Huy ®.
Film ispirato al libro di Angelo Comel "Susane de Jeneffe en Condroz" ©.
Le foto relative alla serata di presentazione del film sono di Sergio Cugnach.


Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito belga dell' "UNIVERSITE DU TEMPS DISPONIBLE