Tò, Vegna: La Storia del nostro gioco.

 

… Mel 1535 …

Vittore Barbuio dopo aver dato del "bardassa" a Piero Nascimben aggiunse:
«"te voi cavar i occhi!”» che condito da un misto di "ginocchiate, pugni, sassi e bastoni" portò dritti i contendenti dalle autorità… tutto per una "cazha" (caccia) che Barbuio voleva segnare a suo piacere.
Nel latino del verbale la sentenza tuona: "occasione unius cazie voluisse signare".

   

… Farra Ottobre 1640 …

Francesco Ciotta grida a Piero Calchera che:
"E' un ladrone! Non neghi! Che l’ha visto con i suoi occhi rubargli l’uva dal campo".
«“farì del vino dell’uva che mi avete rubato” così Calchera potrà giocar alla balla, menando poi li compagni a bever del vino…
Pelandrone! Bardassa! Tabalori e lazzarone completo! Figliolo de una vacha!”»

… Farra Agosto 1645 …

Sul pian di Farra verso sera quattro giocatori di palla (di cui 2 preti) discutono su un fallo di gioco: uno dei preti chiede a Donà Zanivan spettatore della partita di dire se è fallo.
Comin Pillonetto ribatte: «"Non voi che Donà se impicci delli fatti miei"»
Il prete insiste con Zanivan: «"Dillo se l'è fallo!... Zanivan risponde: «"Si che l'è fallo!"»...
La sassata di Comin finì sul labbro di Zanivan nipote...

 

Queste e molte altre "animate discussioni" sono state rinvenute dal professor
Gigi Corazzol in occasione degli studi sulle origini del gioco della palla a Farra di Mel.
Gli studi sono stati effettuati su documenti dell'archivio storico del Comune di Mel e sono stati pubblicati nel 2002 nel libro "La palla di Farra di Mel. Un viaggio in altalena" edito da "Terra Ferma Edizioni", autore Gigi Corazzol.
Nel libro l'autore spiega come abbia scoperto l'esistenza di questo antico gioco di strada e intreccia l'analisi storica all'affetto/amicizia che lo lega al paese di Farra.
Le vicende sono narrate attraverso il viaggio per vedere la disputa di una gara di Tò, Vegna.

Gigi Corazzol consegna a Nevio Conti il libro
"La palla di Farra di Mel. Un viaggio in altalena"

1 Maggio 2002
Foto di gruppo al termine del torneo.

 

Dal 1600 al 2000...

Gli studi hanno confermato che il gioco della palla ha origini molto remote e che era praticato con alcune varianti in tutta Europa.
Le tracce risalenti al 1600 scovate negli archivi comunali da Corazzol sono i verbali delle liti finite davanti ai giudici poichè fonte di turbamento dell'ordine pubblico.
Le sfide erano all'ordine del giorno, sia fra compaesani che tra paesi vicini e spesso la rivalità sfociava in baruffe di vario tipo (appunto: "un misto di ginocchiate, pugni, sassi e bastoni").
Del resto per giocare bastava un campo (strettoia formata da muri di case), una palla di gomma, dei contendenti, un bicchier di vino come posta e campanilismo quanto basta.
Per litigare invece non c'erano limiti anche perchè ogni paese aveva le sue regole di gioco.

Di questo gioco si è persa la memoria in seguito all'evoluzione degli usi/costumi, complice la difficoltà nel reperire la palla da gioco adatta e l'aumento del traffico cittadino. Tutti fattori che hanno via via cancellato il gioco della palla.

Va però precisato che a Farra di Mel si è sempre giocato a Tò, Vegna e la tradizione non è mai stata persa, anzi è stata un elemento di forza quando negli anni '80 il campo di gioco prima formato da due file di case (strettoia) è stato mutilato causa abbattimento della vecchia osteria i cui muri erano pericolanti. Passato il magone e lo sconforto i più accaniti giocatori hanno riadattato le regole per poter continuare a giocare pur con un solo muro laterale.

Da anni il 1° maggio, la 2^domenica di Luglio e una domenica di Settembre/Ottobre sono appuntamenti fissi con i tornei di Tò Vegna, fra questi il più sentito è senza dubbio quello di Luglio che assegna il Palio delle Contrade.

 

Tò, Vegna anni '50

Tò, Vegna anni '70

Partita degli anni 2000
Nelle foto a sinistra e al centro la vecchia osteria che delimitava il campo.
Nella foto a destra l'aspetto del campo di gioco dopo l'abbattimento dell'edificio (anni '80).

 


 

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